Ormai si può dire che ci siamo. Stasera, o al più tardi nella mattinata di domani, il Presidente Napolitano chiederà al neosenatore a vita Monti di formare il nuovo Governo. Il Parlamento si presenta diviso tra chi vorrebbe elezioni immediate e chi, sembrerebbe la maggioranza in ambedue le Camere, sarebbe a favore di un periodo di transizione che possa portare al 2013. La scadenza però appare un po’ troppo remota per tutti.
Mentre la politica si divide su quale possa essere la soluzione migliore, nell’immaginario comune si fa strada l’idea che, per fronteggiare questo momento di crisi, sia necessario un tecnico che sappia affrontare le problematiche strutturali che attanagliano il paese. In altre parole “Un esecutivo di emergenza nazionale, con una guida autorevole, può convincere gli investitori esteri che facciamo sul serio.” Così scriveva De Bortoli in un editoriale dello scorso giovedì.
Il pensiero che si è portati a condividere è che la politica non sia più in grado di fare sul serio. Le divergenze, i contrasti, le forti contrapposizioni e l’incapacità di riforme sarebbero alla base dell’idea che un Governo di emergenza nazionale possa essere l’unica via possibile.
Di fronte a questo pensiero comune cosa fa la politica? Legittima questa tesi convergendo sull’idea che un Governo tecnico possa essere la soluzione. Un Governo che, stando alle prime indiscrezioni, potrebbe essere formato da un pool di Ministri-tecnici senza partito. Atto che conferirebbe un’ulteriore delegittimazione a questa classe politica.
Insomma la situazione non è certo delle migliori. Il Paese ha necessità di contare su un Governo forte che sappia affrontare in modo serio ed autoritario la crisi economica e sociale che come una morsa stritola i cittadini. Sono necessarie riforme che cambino il volto nel nostro paese. Riforme la cui attuabilità deve varcare la soglia che regna la logica del consenso. E’ necessario che, se si richiedano sacrifici ai cittadini, lo si faccia con l’onestà intellettuale di affrontare tematiche delicate in modo serio ed oculato. Solo se ci sarà la consapevolezza che gli sforzi richiesti non andranno a beneficio della logica dello spreco, si ritroverà quella coesione sociale di cui l’Italia ha bisogno.
Questo è quello di cui il Paese necessita e se per arrivarci serve partire da un Governo transitorio che adempi alle emergenze, rimane il dubbio che si stia partendo col piede sbagliato.
Angelo COLUMBO
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